Non puoi schiacciare stop.
Non sei sul tapis roulant.
Non c’è il bottone di emergenza.
Sei a più di duemila metri in mezzo alla neve, non hai mai messo le ciaspole prima d’ora, sei anche un po’ fuori allenamento per un’influenza pestilenziale dei passati dieci giorni, ma non ci sono scuse. Devi pedalare.
Testa bassa e pedalare.

È la prima volta che faccio un’uscita così (sulla carta) faticosa, sono un po’ agitata, credo che tra freddo e sforzo crollerò rapidamente e rischierò di compromettere lo status psicologico di esaltazione per l’avventura sull’Everest.
Ho con me 10 compagni, 2 bottiglie d’acqua, 4 panini, una stecca di cioccolato, frutta secca e 15 kg sulla schiena.
E un sacco a pelo che va a -20.
Spero, SPERO vivamente di non dover arrivare ad assaggiare queste temperature, soffro il freddo.

Siamo sul Lagorai, diretti al Rifugio Sette Selle (2014 m), siamo partiti stamattina alle 8.30 da Padova con lo scopo di testare l’attrezzatura per l’Everest.
Dopo 3 ore e 24 di ciaspolata su neve fresca SOLO in salita senza pausa pranzo, alle 15.30 arriviamo, oltrepassata la Forcella Garofani, e discendendo di qualche centinaio di metri, al rifugio.
Mangio, finalmente, e sorrido.
Ho sorriso un sacco anche durante la salita.
Non ha fatto freddo e il sole risaltava il blu del cielo. Nessun rumore, solo il crepitio delle ciaspole sulla neve.
La pace. La vita.

Non c’è nulla che ti riconnetta di più a te stessa come il rumore bianco della natura.
La vita è bella.
E anche il piatto di formaggio, polenta e lucanica che mangerò stasera.

Foto di Angela Stoppato.