Credo di avere una malattia grave: si chiama Wanderlust ed è incurabile.
Anzi, pare da alcuni studi che sia genetica, e che il 20% della popolazione mondiale ne sia afflitta.
Potremmo tradurla in “Sindrome della cartina geografica”, in pratica è la necessità di sperimentare ed affrontare esperienze in tutte le parti del mondo: la pulsione viscerale a viaggiare, vedere volti e tratti nuovi, mangiare pietanze diverse, il richiamo dell’aeroporto, l’apertura dei confini.
Viaggiare non è solo una necessità, ma anche una fonte di ricchezza infinita: si abbattono barriere, si apre la mente, si vive in sintonia con l’umanità.
Non è sinonimo di “andare in vacanza”. Non è necessariamente la volontà di visitare un posto nuovo da turista. È il viaggio, la scoperta, l’esperienza, la dimensione che attira.
Per questo, trovandomi già dall’altra parte del mondo per la mia avventura nepalese, ho deciso di sfruttare quest’occasione per girare la parte settentrionale dell’India e scoprire di più sulla vita qui, e magari anche su me stessa.
Il viaggio (della vita) continua. Seguitemi nell’avventura, se vi va.
Si comincia con la patria dello Yoga, Rishikesh, dove i Beatles hanno scritto il White Album.
Come vedete, la musica c’è sempre, e nonostante sia dall’altra parte del mondo, cari raisers, non preoccupatevi: i lavori di finalizzazione dell’album stanno procedendo.
A prestissimo con cose nuove e musica nuova.